Cari amici, fratelli e sorelle,
tutta la Chiesa, qui in terra e nel cielo, è pervasa dalla luce che promana dal volto di Maria Immacolata, la Vergine Madre di Dio piena di grazia.
Quella luce che riscalda di speranza i nostri cuori, ci conduce con amore e con forza più vicino ai sacerdoti e alle loro fatiche, ci chiede soprattutto tanta preghiera e fedeltà. Perché?
1. Questa mattina ho ascoltato a lungo la madre di un sacerdote. E' venuta all'Eremo per parlare di suo figlio e per chiedere di accoglierlo tra noi. Suo figlio, giovane prete, sta vivendo una forte crisi di vocazione e intende lasciare la vita sacerdotale.
"Mio figlio sta male nel cuore. Lo potete aiutare?". Quella madre mi sembrava Maria. La sua voce era la voce di Maria. Il suo dolore, la sua preghiera erano il dolore, la preghiera di Maria. Sempre presente in ogni forma di dolore dei suoi figli, Maria mi chiedeva di amare suo figlio Gesù sacerdote.
Le madri dei sacerdoti in difficoltà! Chi può misurare l'ampiezza del loro smarrimento e del loro dolore? Chi raggiunge le profondità della loro solitudine, della loro umiliazione? Chi si colloca accanto a loro con amore coraggioso, perseverante nella speranza?
Anche noi siamo tra coloro che abbandonano Maria sul Calvario. Anche noi lasciamo sole le madri dei sacerdoti nell'ora delle tenebre. Non c'è posto per loro nei nostri cuori? Quale colpa occulta e grave dimenticare il dolore delle madri!
2. Ho rivisto un sacerdote di trentanove anni. Avevamo vissuto insieme la fatica della conversione, per anni. Oggi mi ha colmato di gioia. Partendo, mi ha lasciato questa nota. "Vi ringrazio perché non avete rinunciato alla speranza, quando ero con voi. Non mi avete imposto fredde certezze prive di coraggio, né calcoli senza passione umana, né parole senza la sapienza dell'umiltà.
Vi benedico perché non avete avuto la presunzione di sapere già tutto sull'uomo e su Dio e avete preferito andare a scovare in me i semi di bene che ogni creatura possiede. Intenti come siete a curare le gemme di grazia che vogliono rompere la vecchia corteccia dell'albero; non vi siete spaventati delle foglie secche del mio autunno sacerdotale. Mi avete trasmesso lo stupore della Resurrezione. E poi, come dimenticare l'unico vostro comandamento "Non ti staccare mai da Maria!". Vi auguro ancora tanta meraviglia davanti ai miracoli della vita".
3. Con grande anticipo mi è arrivato il primo augurio per il santo Natale: forse perché dovevo trasmetterlo anche a voi, a nome di tanti sacerdoti? "Cosa volete che mi interessi il Natale se qualcuno non mi aiuta a vivere a pieno la mia vita? Anche io devo nascere, più di Gesù. Riuscire a gestire bene la mia libertà: ecco il mio Natale! Sono come un pastore di Betlemme in attesa nella notte. Accovacciato nella mia povera umanità aspetto che anche a me, squarciando le tenebre, appaia la gloria di Dio. Sto aspettando gli Angeli che me lo annuncino; il loro canto che dà pace. Quanto vorrei poter entrare e contemplare da vicino il volto di mia madre! Il fuoco acceso che mi riscalda, in questa notte avanzata del mio spirito, è la speranza che il bene che deve accadere per me accadrà. Voi avete acceso questo fuoco. E' bello aspettare qui con altri pastori".
Carissimi che avete a cuore i sacerdoti, "i Suoi occhi misericordiosi" irradino luce su ciascuno di voi. Rendiamo felice la Vergine Madre amando i "suoi" sacerdoti.
Nella luce dell'Immacolata e nella gioia del Natale che si avvicina, vi benedico fraternamente.