| Affinchè la casa non vada in rovina - quaresima 2006 |
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Carissimi, è vicina la santa Quaresima, il tempo di una più generosa conversione all'amore per Gesù e per i suoi fratelli più cari: i sacerdoti. La voce divina emerge da un mare di dolore e ci chiede "compassione". Quale sarà la nostra risposta? "Sono uno straccio di prete. Chi mi guarirà nell'anima? Chi mi aiuterà a salvarmi? Oggi mi sento solo di pregare così: Signore, se mi mandi all'inferno ci andrò per obbedire a te almeno nell'eternità. Accetto fin d'ora di essere un cero acceso che arda dinanzi alla Tua giustizia. A modo mio, tra i dannati, proclamerò la Tua misericordia perché non mi hai annientato" Nel profondo del proprio smarrimento qualche volta l'uomo-sacerdote matura una perversa conclusione con la quale porre fine al dramma di una vita debole e incoerente: "mi rassegno alla perdizione e la faccio finita". Dal di dentro della tomba nella quale si è progressivamente sepolto vede solo nella "morte" la fine della propria angoscia. La via della perdizione lo ha portato a tanto. Stipendio del peccato è la morte. Sarebbe assai riduttivo e superficiale, leggere quei drammi soltanto in chiave psico-analitica. Non è facile analizzare il "mistero" e le sue conseguenze: la congiunzione intima dell'Amore divino con la creatura umana (la chiamiamo "Vocazione"), la Signoria di Dio sulla libertà dell'uomo e la resistenza della creatura che, in un modo o nell'altro, dice "non serviam", non voglio servire l'Amore, sono elementi di un dramma che può finire in una tragedia eterna già anticipata nel tempo. Solo un umile approccio di fede e di amore può aprire spiragli di luce in una così grande oscurità. Solo la preghiera e la coerenza morale possono aiutare chi si è perduto nell'ombra (o tenebra) della morte interiore. Quando la libertà dell'uomo-sacerdote si è progressivamente intossicata, quando le abitudini contratte lungo il piano inclinato della materialità hanno pervertito gli orientamenti della coscienza e ignorano e tradiscono abitualmente le aspirazioni pure; quando si è estinta da anni la familiarità con le cose divine, allora è veramente grande la rovina di cui parla Gesù: "quella casa andò in rovina". L'esperienza insegna che l'inferno interiore, separazione dall'Amore di Dio e dei Suoi progetti, non solo esiste, ma addirittura può essere voluto consapevolmente, definitivamente, disperatamente, da chi ha smesso di rispondere all'Amore con tutta la mente, con tutte le forze, con tutto il tempo. Chi aiuterà questi uomini sacerdoti? Chi pregherà e offrirà la vita per loro affinché siano salvati dalla rovina finale? Qui non serve evadere dalla realtà facendo facile riferimento alla misericordia infinita di Dio. Dinanzi al mistero della libertà umana intossicata e poi pervertita, l'unica possibilità che rimane è l'immolazione della tua propria vita in cambio della salvezza del fratello. Sembra, dico sembra, che le sole preghiere non siano efficaci. Gesù ce lo dice a chiare lettere: "nessuno ha amore più grande di questo, dare la vita per i propri amici", e ancora: "fate questo in memoria di me". Carissimi, la vera conversione non consiste nel guardare la propria miseria ma nel fissare gli occhi e il cuore su di Lui: è un problema di amore. Siete disposti, per Amore suo e dei Suoi ministri, ad ottenere questo dono offrendo a Gesù la vostra stessa vita? In questa chiamata all'offerta della vita si definisce tutto il nostro servizio. In questa Quaresima tutta sacerdotale vi benedica Dio onnipotente! |
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