I sacerdoti "poverelli", la tua vocazione - bollettino di Ottobre
"Se una madre ama e nutre il proprio
figlio carnale quanto più teneramente ciascuno di noi deve amare e
nutrire il proprio fratello spirituale?": così ci esorta San
Francesco, di cui oggi celebriamo la festa.
La linfa spirituale che ci è stata donata e
che ci abita nell'intimo, ci lega gli uni agli altri, più di quanto un
figlio è legato alla madre. La grazia dello Spirito Santo, lievito di
tenerezza, ci rende responsabili della vita dei nostri fratelli.
Questo, per San Francesco, vale in modo
tutto particolare a riguardo dei "sacerdoti poverelli di questo
mondo", i nostri fratelli sacerdoti che, a causa della gracilità
personale o per cattivo uso della loro libertà, attraversano momenti di
difficoltà, di incoerenza. Qui San Francesco è perentorio: "... in essi
non voglio considerare il peccato, perché sono miei Signori!..";
questi nostri fratelli sono il riflesso, immagine ed incarnazione, del
Signore Gesù, e solo questa identità io voglio considerare in loro:
"in essi io vedo il Figlio di Dio!"
Nei confronti del sacerdote in difficoltà
l'atteggiamento evangelico da assumere e da vivere come un programma di
vita è innanzitutto: "abbi sempre misericordia di tali fratelli";
dove la parola "tali" è carica di compassione, dove "misericordia" è
ancora una volta invito all'amore viscerale, incondizionato, alla
tenerezza, dove "sempre" non ammette alcuna obiezione e - forse - getta
uno sguardo su quei sacerdoti che sono bisognosi di misericordia anche
nell'al di là.
In verità, esistono sacerdoti che, per tutta
la vita, devono fare i conti con le proprie debolezze. Forse proprio a
questi pensava San Francesco.
Alcuni si trovano a dover convivere con un
carattere impossibile, o devono sostenere il fardello dell'immaturità
nel campo dell'affettività o della sessualità, altri fanno fatica a
vivere in equilibrio a causa di conflitti o di bisogni profondi non
risolti, altri sono soffocati dalla noia, dalla mancanza di ragioni per
vivere, dalla crisi di fede, altri ancora soffrono le conseguenze di
mancati processi di maturità. Sono veri sacerdoti o no?
In moltissimi di loro rimane solida la
consapevolezza di esserlo. Molti tentano di impegnarsi al di sopra delle
proprie forze per continuare ad esprimere un ministero che ormai non dà
loro più alcuna soddisfazione. Continuano a celebrare l'Eucarestia, a
donare la Parola, il perdono dei peccati con tanta solitudine interiore,
tanta angoscia nell'anima, con amarezza e quotidiano disgusto. Sono veri
sacerdoti o no? I loro gesti sacerdotali sono efficaci o no?
Il loro calvario ha senso o no?
Proprio perché immolati ogni giorno sulla
croce della propria debolezza e della propria impotenza, essi sono
immagine autentica del Signore crocifisso. E proprio per questo, secondo
San Francesco, essi hanno bisogno della nostra tenerezza.
Il primo aiuto che noi possiamo dare è
risvegliare in noi e tra noi una infinita tenerezza nei loro confronti.
Oggi appaiono nuove forme inquietanti di crisi nel presbiterio. Le
iniziative di aiuto si rivelano inadeguate alle richieste e alle
necessità. E' quanto mai urgente cominciare dall'amore e dall'amore "più
che materno", fatto di preghiera incessante e carica di speranza, ma
fatto anche di più acuta comprensione, di più rispettosa accoglienza del
cuore, di più perseverante servizio.
Se tu vuoi aiutare un sacerdote "poverello"
devi acquisire la capacità di accogliere in te molto dolore. Solo a
questa condizione tutti gli aiuti, compresa la preghiera, diventano
credibili e fecondi.
Il sacerdote in difficoltà ha bisogno di un
posto dove abitare con le proprie debolezze e spera di trovare questa
casa nel cuore dei fratelli. Il sacerdote in difficoltà, infatti, è come
un naufrago, alla ricerca del porto sicuro - A proposito! Chi ci aiuta a
realizzare per loro una casa?
E tu, per aiutarlo, dovrai rispettare quella
sua storia intrisa di fragilità camminando insieme a lui "come una
madre", senza premura, senza giudizi, né pre-comprensioni, senza
consigli, aspettando i tempi lenti della maturazione della persona e
della grazia.
"Così
tu devi volere e non diversamente ...
E non ci sia alcun fratello al mondo che
abbia peccato quanto più poteva peccare che, dopo aver visto i tuoi
occhi, non se ne ritorni via senza il tuo perdono ..."
(San Francesco, Lettera ad un Ministro).
La tenerezza di Gesù: ecco la nostra
missione! Ecco la tua vocazione.