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Che fare per loro? - notiziario della natività della Santa Vergine |
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Cari amici, molti di voi
ci domandano: "Che fine fanno i sacerdoti che voi aiutate?". La domanda
non è priva di senso.
E' come chiedere: "Il
Signore sostiene e premia le vostre fatiche?" oppure "gli uomini sacerdoti
collaborano con la grazia che voi proponete?".
1. Sì, il Signore della vita sostiene e premia con
sovrabbondanza l'impegno dei nostri fratelli. Nello sviluppo delle loro
storie certamente sono evidenti le grazie di particolare predilezione.
Talvolta si tratta di autentici miracoli, ottenuti dalla preghiera e dal
sacrificio di molti. Certe trasformazioni interiori e certe perseveranze
nella fedeltà non si spiegano se non "per sua sola grazia" (San
Francesco).
Molti, proprio molti di
quei nostri fratelli sono testimonianze viventi della parola "dove era
grande la debolezza sovrabbonda la grazia". E questo, da molti anni. Noi
stessi, perché "uomini di poca fede", restiamo meravigliati di come
l'Onnipotente compia grandi cose e di quanto trascenda i limiti angusti
delle nostre previsioni, delle nostre speranze, con i frutti
dell'apostolato di coloro che sono tornati alla vita e al mistero
sacerdotale.
A parte i ruoli di responsabilità che sovente
vengono loro affidati nell'ambito pastorale o della formazione o del
governo, è la qualità spirituale della loro vita a rispondere alla domanda
se Dio sostiene e premia la nostra fatica.
Molte volte diventa
esperienza viva la parola di Gesù: "gli ultimi sono i primi".
2. Altre volte purtroppo
non accade una fioritura di grazia come precedentemente detto. Ma si
vivono situazioni di frammentazione interiore ai limiti della
disperazione.
Nessuno più del sacerdote
in difficoltà fa l'esperienza bruciante di quanto sia indispensabile
l'intervento divino della grazia per uscire dalla morsa del male. Esistono
sacerdoti che, incatenati dalla consapevolezza della propria incoerenza,
si sono arresi per anni al progressivo disordine interiore fino a giungere
alla perdita del senso morale. Sono tutti sacerdoti che hanno smesso di
pregare e gradualmente si sono allontanati dall'Amore fatto uomo. Tali
fratelli - di fatto - sono, da anni, preda del nemico dell'uomo, quello
che Gesù chiamava beffardamente "il principe delle tenebre". Tante volte
la loro immagine pubblica è irreprensibile, il loro stesso ministero è
fruttuoso (meno male che i sacramenti operano la salvezza "ex opere
operato", altrimenti ...) ma nessuno può immaginare che nel loro profondo si
annida la disperazione. Chi potrebbe sospettare che, al di là delle loro
benedizioni o delle loro risate, essi stanno in verità pensando a come
farla finita con la loro vita? Sì, perché non credono più nella
possibilità di salvezza dal male, dalla tenebra che hanno metabolizzato, e
hanno deciso, sì hanno deciso di lasciarsi morire così, consapevoli della
loro responsabilità eppure rassegnati a dannarsi, per sempre. Non hanno
più voglia di conversione.
Si dicono: sono
abbandonato da Dio!
Questa è la loro
preghiera disperata, la loro nostalgia impossibile.
Cari amici, affidiamo alla vostra mente e al vostro cuore
questi semplici appunti di viaggio.
Con una domanda,
rivolta a te che leggi: "cosa fai per loro?".
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