Avvento - un periodo di grazia per l'aiuto sacerdotale - notiziario di Avvento 2006 PDF Stampa E-mail
631_1024 Di fronte al fenomeno delle crisi e delle defezioni dei Sacerdoti (circa 700 sacerdoti ogni anno nel mondo lasciano il ministero e la vita sacerdotale), di fronte alla realtà di un prete in crisi si assumono gli atteggiamenti più diversi. Alla reazione di meraviglia per la vastità e la ripetitività del fenomeno, fa eco il giudizio sommario o il disorientamento nelle valutazioni.

Se talvolta c'è seria apprensione per il dolore e le responsabilità individuali di coloro che sono in crisi, accanto si presenta il disinteresse, il fastidio, la rimozione nei loro confronti.

Di fatto sono insufficienti le iniziative di accoglienza e di aiuto offerte ai presbiteri in difficoltà, così come sono ancora disattese alcune radici remote del fenomeno, come la superficiale selezione dei futuri sacerdoti oppure la mancanza di una rigorosa formazione dei chiamati.

Esiste nella Chiesa una grande famiglia di persone che hanno consacrato la loro esistenza per la santificazione dei sacerdoti e per la loro perseveranza.

Sono soprattutto le monache di clausura e non poche religiose, che con la loro preghiera e fedeltà costituiscono un forte baluardo nei confronti del dilagare del male.

Anche laici si dedicano con la preghiera a questa opera di "sostegno e riparazione" della Chiesa di Gesù.

Ma a tanta dimostrazione di fedeltà a Gesù sacerdote presente nei suoi ministri non corrisponde altrettanta coerenza e sensibilità sul versante della carità operosa e della riflessione doverosa.

Chiunque operi in questa vasta missione di amore, se si addentra nel "misterium iniquitatis" fino a giungere alle soglie dell'inferno, fa l'esperienza di una singolare solitudine.

Il servizio offerto alla parte più dolente della Chiesa fa troppo contrasto o risveglia scandalo nei confronti di una realtà e di una immagine di illibatezza che vanno comunque difese.

Emerge una domanda: non sarebbe più evangelico, ritrovare il coraggio dell'umiltà e della verità e rimboccarci di più le maniche (Tonino Bello ricordava a tutti "il grembiule"), riconoscendo con aperta sincerità che i ministri di Dio sono poveri uomini, con l'insidia dei vizi come gli altri, che il carattere sacerdotale non "immunizza" nessuno di fronte al male e che tutti siamo chiamati ad aiutarli con misericordia? Se talvolta sono stati scelti male e formati poco come potremo aspettarci persone solide e credibili? Prima di farli sentire "alter Christus" non sarebbe bene verificare se o quanto sono semplicemente uomini?

Su questo versante di umana consistenza e maturità, irrinunciabile premessa per la ministerialità sacerdotale, non si insiste ancora a sufficienza.

Le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti continueranno nel tempo. Qui la sola preghiera non basterà.
 
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