Carissimi,
vi propongo senza preamboli alcuni spunti di
riflessione ed anche un'esperienza da meditare. Per amare il sacerdote
è necessario anche
riflettere, e poi decidere.
Cosa c'è alla radice di così tante crisi e
defezioni sacerdotali?
1. La gente che torna
dalla Messa parla, chiacchiera,
ride. Come all'uscita da un cinema. Si direbbe che abbia assistito a qualche
cosa di molto normale. Non si è accorta di nulla. Eppure ciò che è avvenuto, ogni volta che
accade, basterebbe a donare l'estasi al mondo intero. La gente torna
dal Golgota e parla delle condizioni del tempo.
All'altare c'è un
uomo che possiede una natura veramente singolare. Egli è in realtà
"due persone" perché "Qualcuno" si è aggiunto a lui, lo abita
intimamente, opera attraverso di lui. Ogni sacerdote ospita una
Presenza potente che nessuna forza potrà mai distruggere; ma la gente
non se ne accorge.
Gli stessi sacerdoti
non si rendono conto di ciò che sono e possono "essere", di ciò che
possono "fare", di ciò che devono "dare".
2. Esistono sacerdoti
che non pregano più, che hanno perduto la capacità di desiderare
l'unione con Dio, hanno perduto il desiderio di Dio. Alcuni di loro,
addirittura, non bramano più la vita nello Spirito Santo, sono
indifferenti allo stato di grazia.
Sono interiormente accasciati, spenti.
Sacerdoti rassegnati allo stato di morte interiore e che
sono consapevoli di essere avanti nella via della perdizione.
Intossicati dal veleno della resa definitiva sembrano sacerdoti
rassegnati a lasciarsi inghiottire dalla tenebra finale.
I sacerdoti che hanno abbandonato gli impegni dello stato
sacerdotale sono decine di migliaia: la loro vita era vita di
preghiera?
Occorre riconoscere con umiltà che
sovente, ciò che hanno vissuto, era il vuoto di Dio.
Per loro e per quanti
soffrono il dramma dell'aridità del cuore nei confronti di Dio, noi
tutti dobbiamo pregare di più. E' impegno urgente e assolutamente
prioritario quello di pregare al posto loro e per loro.
Chiediamo di pregare
tanto affinché si ottenga per grazia ciò che è divenuto impossibile
ottenere con le sole forze umane e cioè il loro ritorno, nel cuore e
nella mente, alla vita di preghiera, alla mentalità di preghiera, al cuore della preghiera.
Si tratta di ottenere
per loro una grazia allo stato puro, chiedendo a Dio di accettare il rischio
di un nuovo fallimento, dinnanzi alla estrema ambiguità del cuore
umano. (Sl. 33,15)
Si tratta di
strappare un autentico miracolo. Senza "quel
dono di grazia pura", di suprema misericordia divina, quei
nostri fratelli già spiritualmente morti non vivranno più (Sl. 51,12)
. . . e anche noi ne siamo responsabili.
3. ". . . In
questo totale naufragio
ho perduto tutto
di me. Solo mi è rimasto un barlume di vita, quanto basta per sentirmi
stanco. I pensieri nel caos, senza la luce della fede, la volontà
fiaccata e distorta, la memoria avvelenata, i sentimenti soffocati
dalla menzogna. Lo stesso corpo accusa i contraccolpi del dramma dell'intimo. Non ce
la faccio più. Indicatemi un deserto dove possa vomitare me stesso.
Indicatemi un porto sicuro dove gettare l'ancora. E' vero, devo
ricominciare a pregare ma non so più cosa sia pregare. Non
ho alcun
desiderio di pregare . . . "
(sacerdote diocesano, 42 anni)
Dio può essere incontrato dall'uomo solo nella misura in
cui l'uomo si trasforma.
Ma, è giusto domandarsi, se l'uomo è minato nella volontà
come si trasformerà?
La "risposta" è questa: tocca a tutti noi.
Investe tutti noi, urge nel cuore di tutti noi ed
è responsabilità amorosa della Chiesa
intera; dal Sommo Pontefice al più piccolo dei fedeli; dalla Chiesa
che è in questa terra a quella celeste.
Pregare, pregare, pregare;
amare, amare, amare;
accogliere, accogliere, accogliere. (Sl. 16, 3)
La grazia suppone una natura che
sia bella, vigile, gioiosa, in ascolto.
Come l'umanità della Vergine Maria.
Non possiamo fare a meno di invocare per ogni sacerdote,
continuamente e umilmente, la Pentecoste!
Siamo infatti un solo Corpo e un solo Spirito.
(1Cor. 12,12ss)
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