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9 - Accogliere la fragilità sostenere la debolezza |
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Accogliere qualcuno non è semplicemente aprire la porta di casa. È molto di più, è aprire il proprio cuore e avvolgere con l'amore.
Il sacerdote ha bisogno di un posto dove abitare con le proprie debolezze e spera di trovare questo posto nel cuore dei fratelli. Il sacerdote è in realtà un isolato che si sente lontano dagli uomini, da se stesso e da Dio.
È un naufrago che cerca un posto dentro al cuore di qualcuno per non sentirsi finito.
Per sostenere qualcuno non è sufficiente porgergli una mano o risolvergli i problemi del vitto, dell'alloggio, del lavoro. È essenziale rispettare una storia intrisa di fragilità, camminare insieme senza premura, senza giudizi, senza consigli, aspettando i tempi lenti della maturazione della persona e della grazia.
Accogliere la fragilità, sostenere la debolezza è il semplice vangelo, il nostro atto di fede e di speranza. È la risposta al sacerdote che ti dice:
«Dammi una mano!».
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8 - Solo chi si immedesima vive il Natale |
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Gesù, la parola viva del Padre, fattosi obbediente alle necessità degli uomini ha voluto abitare con noi "facendosi carne" per proclamare che immedesimarsi nell'uomo è la passione di Dio.
"Annientò se stesso, assunse la condizione del servo e si immedesimo in ogni uomo".
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7 - Lo scopo è ritrovare insieme Gesù |
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Quando ci sì impegna nel servire i fratelli occorre contrastare la sottile tentazione di imporre inconsciamente le proprie idee, i propri schemi, le proprie certezze.
Chi serve il sacerdote in difficoltà è sovente tentato di "organizzare" tutto in vista del "recupero " o addirittura della "salvezza" del ministro di Dio, secondo una strada a senso unico. Con ciò, quasi sempre, si ignorano le sofferenze e le necessità reali di un uomo concreto, di un uomo da conoscere, da amare, da rispettare.
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