Lettera circolare
45 - Un servizio strutturato dall'amore alla persona PDF Stampa E-mail
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Q
uando si domanda al nostro Servizio "qual'è il vostro fine primario?" la risposta è: "accogliere l'umanità sofferente del sacerdote in difficoltà e amare la sua persona". Favorire l'edificazione della persona dell'uomo sacerdote, mettendo a sua disposizione. i doni di umanità e di grazia che abbiamo ricevuto, è il principio ispiratore e lo scopo del nostro vivere. L’amore alla sua persona, impastata di limiti ma creata e abitata dallo Spirito, costituisce la struttura portante più intima del nostro vivere insieme, laici e religiosi, e del nostro amare, se possibile "sino alla fine".

Un cristianesimo profondamente umano, espresso con semplici gesti quotidiani di amore gratuito, è il nostro Vangelo. Incontrare  Gesù nell’amare la persona, nel rispettare il suo profondo mistero, nel cercare di farla stare meglio, è la nostra semplice spiritualità. Moltiplicare i pani e i pesci della nostra umanità per saziare la sua solitudine è il nostro impegno.

Sapere se questo amore è naturale o soprannaturale poco importa. A noi basta viverlo, nella consapevolezza che ogni attenzione amorosa alla persona é ispirata e sorretta da Dio e tutto, proprio tutto, nella vita dell’uomo è o può divenire grazia.
 
44 - Fedeltà alla vocazione è fedeltà alla vita PDF Stampa E-mail

cristopantocratore1art.jpg L'uomo sacerdote che vive momenti di difficoltà, riscopre con chiarezza la volontà di Dio su di sé e può rispondere con libertà alla Sua chiamata solo se viene aiutato a percorrere un rigoroso itinerario di discernimento e di formazione della propria persona.

La condizione da cui partire è riconoscere che la volontà di Dio in ogni persona è la "vita". Il «sì» che il sacerdote deve dire a Dio, prima di ogni altra consacrazione, è il sì alle potenzialità di vita e alle esigenze personali di armonia, di sviluppo, di maturità che porta in se stesso.

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43 - Sono un prete, ma farò il lavapiatti PDF Stampa E-mail
lavanda.jpg "Titolo di studio? non ne ho. La mia laurea in teologia conta ben poco soprattutto oggi. Ho cinquant’anni. Come farò per vivere? Farò il netturbino, il lavapiatti, il manovale ... qualunque cosa che mi consenta di sopravvivere".

Sembra incredibile ma per alcuni ministri di Dio il sacerdozio non regge più come ragione di vita. Assediati, soffocati da circostanze esteriori ed interiori, alcuni di loro si sentono svuotati di risorse. In loro diventa angosciante il senso del fallimento, l’ansia della liberazione, il desiderio della fuga come male minore.

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