| Quaresima 2010: "Come agnelli condotti al macello" |
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Carissimi Amici dei Sacerdoti, Si presentarono in sei uomini, in borghese. Senza alcuna giustificazione, sotto la minaccia delle armi lo caricarono a forza sulla camionetta. Iniziò così la via crucis, il lungo cammino dell’agnello immolato. Strappato ai suoi fedeli, alla famiglia, alla chiesa, rinchiuso in una stanza segreta, poi trasferito da un carcere all’altro: è scomparso, per tutti. Senza possibilità di comunicare se non con un avvocato e due esperti “comprati”: ogni incontro significava una complicazione e un aggravamento delle accuse: spaccio di droghe, partecipazione a una rapina, corruzione di minorenni, omicidio volontario di una giovane donna, resistenza alle forze dell’ordine. Tutte accuse infondate nella maniera più assoluta ma pesanti come macigni, tali da determinare la carcerazione in isolamento, in attesa di giudizio. Per ottenere la confessione di quei reati mai commessi il sacerdote è stato sottoposto a torture terrificanti, rese più tragiche dal terrore di essere considerato un “mostro” dai propri cari. Soprattutto il dolore della madre e delle due sorelle, che subivano la totale impotenza dinnanzi alla ingiustizia; i ricatti economici alla famiglia da parte degli aguzzini; la crisi di fede e di speranza che prendeva campo nella mente e nel cuore; la impossibilità di celebrare e nutrirsi della eucaristia; nell’arco di due anni, quel giovane sacerdote, sereno e luminoso, è stato trasformato in un Gesù flagellato, coronato di spine, devastato nell’anima, in attesa della propria inevitabile fine.
Eppure, la sua vocazione era stata autentica fin dagli inizi, decisa nelle motivazioni, felice, coerente, feconda, ricca di preghiera e di altruismo! Tutta la sua vita lo testimoniava: per questo, la preghiera dei suoi fedeli era incessante. Il dolore delle madri che saliva a Dio era una invocazione continua che avresti creduto irresistibile.
Cari Amici dei sacerdoti, Lorenzo è uno dei tanti nostri figli, martiri sconosciuti “dalle cui piaghe siamo stati risanati”. Molti, molti sacerdoti sono “in difficoltà” perché vittime immolate con Gesù per i nostri peccati. Molti di loro, nelle più diverse situazioni di vita, sono presi di mira dal nemico dell’uomo che li vorrebbe annientare attraverso il tanto odio che serpeggia tra gli uomini. Molti di loro sono misteriosamente introdotti al martirio perché, sul proprio corpo, aggiungano completezza alla passione di Cristo. Con Lui “uomo del dolore che conosce bene il patire” si sono caricati delle nostre sofferenze, nel silenzio, sono stati trafitti per le nostre iniquità. Tutte le loro madri si domandano: perché “al Signore è piaciuto prostrarli così”? Perché “con oppressione e ingiusta sentenza sono tolti di mezzo”? |



