maria4Una circostanza che influisce in modo determinante sulla formazione e sulla perseveranza del sacerdote è l’esperienza, o meglio l’idea, che egli ha di Dio. Quando questa esperienza è disincarnata, fredda, senza amore, la sua religione diviene deismo astratto, solitudine, ritualismo privo di gioia.

Nella realtà natalizia di un bambino povero, Dio si rivela semplicemente come è: richiamo d’amore palpitante di tenerezza infinita, mistero di gratuità e di debolezza, desiderio eterno di accoglienza. 

Alla sorgente della nostra spiritualità è questa presenza di Dio, che ha il cuore di un bambino, incarnato dentro ogni uomo come silenziosa attesa di amore.

Anche dentro al sacerdote in difficoltà, Dio è un Dio velato e, per questo, un Dio sofferente. È velato, dalle debolezze della creatura. È sofferente, nelle potenzialità di vita che quelle debolezze tengono soffocate.

Amare i sacerdoti come fratelli è favorire in loro, ogni giorno, il risveglio  di Dio che prende vita in ogni relazione veramente umana, in ogni gesto di autentica accoglienza e di rispetto perseverante. È volere il bene, cioè la liberazione e la promozione dell’uomo, gratuitamente, senza attese né scadenze, senza pretese né distinzioni.

Ci sostiene una certezza: quando nel sacerdote esiste l’uomo, la presenza di Dio diviene più trasparente.