| Una Suora ci scrive. Volentieri le rispondiamo. |
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2 Febbraio 2009
Cara Sorella, "mi sto chiedendo se è possibile vivere una amicizia vera, sincera con un sacerdote". Certo che è possibile, molte volte diviene grazia sanante, molte volte è missione per la vita. Altrettanto certo è che l'amicizia, per essere vera e sincera, deve puntare al vero bene dell'altro, deve essere animata dallo spirito di verità. Nel caso di un sacerdote, si tratta addirittura di amare in lui lo sviluppo della santità personale e della fecondità ministeriale. In questo, l'amicizia di una donna redenta può giovare molto. "Mi sento in colpa quando cerco di portare amicizia ed affetto ad un sacerdote. Mi sembra di togliere qualcosa a Dio" Per esserci colpa deve esserci il male, voluto o occasionato. Sinceramente, non credo sia il caso tuo, ma qui devi stare molto attenta perché i nostri bisogni affettivi, o le insicurezze, o le paure, giocano brutti scherzi e fanno non vedere il male anche dove c'è. Ad esempio, data la gracilità di tutti gli uomini, il male potrebbe essere nel sacerdote sotto forma di compensazione affettiva che non va agevolata o, peggio, manipolazione psico-affettiva o altre forme di immaturità assai frequenti. In questi casi, è chiaro che togli realmente qualcosa a Dio cioè alla verità, sia della tua persona e della tua missione, sia della sua persona e della sua missione. La superficialità di comportamento, là dove sono in gioco i sentimenti conduce "ad ogni forma di vizio anche abominevole" (san Francesco). Non ti preoccupare se togli qualcosa a Dio; piuttosto fai di tutto per condurre a Dio e al suo progetto il sacerdote che Egli stesso ti ha fatto incontrare. E non cedere alle insidie nascoste della menzogna, tua o sua. Si tratta di amicizia per la santità. Il resto è solo fumo. Sarebbe danno incalcolabile, ostacolare i divini progetti di salvezza. "ogni volta che ne parlo con un confessore, mi sento sempre dire: chiudi subito ogni rapporto". Il confessore cosa teme? Teme qualcosa per te (che tu divida oppure tradisca il tuo amore per lo Sposo Gesù) o, come abitualmente più probabile, teme qualcosa per il sacerdote (anche lui con il cuore diviso, non totalmente donato)? Ha una conoscenza acuta delle psico-dinamiche inconsce che muovono te verso il sacerdote e forse muovono il sacerdote verso di te? E' facile fraintendere per amicizia quella che è sovente una psico-dipendenza. Il sacerdote che "ti ha aiutato e ti sta aiutando" merita certamente il tuo affetto e la tua riconoscenza, ma tu ti rapporterai a lui come una donna matura e redenta che il Signore gli ha fatto incontrare per avvicinarlo, con purità e sapienza, a Lui. E non, come una tavola di salvezza a cui aggrapparsi (illusoriamente) per non naufragare nel mare della solitudine interiore non colmata dall'amore personale con Gesù. "mi aiutate a capire se è giusto continuare in questo rapporto"
L'aiuto vero te lo dà la voce della coscienza profonda, che ascolterai docilmente nella preghiera del cuore, a tu per tu con Gesù Eucaristico, e ciò accettando i prezzi da pagare. Il secondo aiuto sta nel confronto sereno e sincero con il direttore spirituale. Aiuto al Sacerdote |