francesco missionTutta l’umanità trepidi, l’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull’altare, nella mano del sacerdote, è presente Cristo, il Figlio del Dio vivo.

O ammirabile altezza e stupenda degnazione! O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, si umili a tal punto da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane! (FF 221).

 

Per tutta la Chiesa e per tutta l’umanità è una grazia enorme l’avere tra le mani le lettere scritte dai santi, ma questa Lettera ad un Ministro  lasciata da san Francesco costituisce un tesoro di spiritualità e di umanità assolutamente unico. In questa lettera, infatti, tanto confidenziale e ricca di tenerezza quanto vigorosa e perentoria, Francesco svela le profondità del proprio cuore evangelico e trasfonde nel lettore l’essenza della sua sapienza soprannaturale. Ad un frate, che lui stesso ha preposto come ministro di un gruppo "regionale" di frati e che è intenzionato a dimettersi dai propri compiti, dona fasci di luce e di speranza irrinunciabili. Per tutti coloro che hanno professato solennemente di imitare Cristo nella loro vita, il santo di Assisi svela apertamente in che cosa consista la perfetta realizzazione della volontà di Dio, la autentica imitazione di Cristo. Ignoriamo il nome del destinatario, forse frate Elia, o un frate con il quale Francesco aveva una certa familiarità, ma ciò interessa poco. Di fatto, quella che potrebbe sembrare una lettera privata, è un proclama evangelico di valore universale, i cui destinatari siamo tutti noi.
Le difficoltà degli  incarichi di governo, dovute certamente alla mediocrità e alle opposizioni dei frati, spingono quel "ministro regionale" ad abbandonare il campo dell’obbedienza, del servizio, della carità. Ha deciso di ritirarsi in un eremo per ritrovare la pace del cuore e dedicarsi pienamente al bene della propria anima, la santità. Francesco, sempre premuroso, gli indirizza questa lettera che reca in sé una corona di messaggi tanto semplici quanto sbalorditivi.
Non si era mai udito un vangelo così divinamente decodificato né un coraggio così semplice ed assoluto di fronte alle esigenze della vera imitazione di Gesù  nei rapporti con ogni fratello peccatore. Mai, prima d’ora, il vangelo della misericordia era stato decodificato così!                 

"Al frate … ministro: il Signore ti benedica!
lo ti dico, come posso, per quello che riguarda la tua anima, che quelle cose che ti sono di impedimento nell’amare il Signore Iddio, ed ogni persona che ti sarà di ostacolo, siano frati o altri, anche se ti coprissero di percosse: tutto questo  u devi ritenere come una grazia ricevuta. E così tu devi volere e non diversamente. E questo sia per te vera obbedienza del Signore Iddio e mia, perché io fermamente so che questa è vera obbedienza. Ama coloro che agiscono con te in questo modo, e non esigere da loro altro se non ciò che il Signore dà a te. E in questo amali e non pretendere che diventino cristiani migliori. E questo sia per te più che stare appartato in un eremo. E in questo voglio conoscere se tu ami il Signore e ami me suo servo e tuo, se tu farai questo, e cioè: che non ci sia alcun frate al mondo, che abbia peccato quanto più è possibile peccare, che dopo aver visto i tuoi occhi non se ne ritorni via senza il tuo perdono, se egli lo chiede; e se non chiedesse perdono, chiedi tu a lui se vuole essere perdonato. E se, in seguito, mille volte peccasse davanti ai tuoi occhi, amalo più di me per questo: affinché tu possa attrarlo al Signore; ed abbi sempre misericordia per tali fratelli. E avvisa i guardiani, quando puoi, che tu sei deciso a fare così ….

…. e tutti i frati, che fossero a conoscenza del peccato di un loro fratello, non lo facciano arrossire né dicano male di lui, ma ne abbiano grande misericordia e tengano assai segreto il peccato del loro fratello, perché non i sani hanno bisogno del medico, ma i malati” . E sempre per obbedienza siamo tenuti a mandarlo con un compagno dal suo Custode. E lo stesso Custode lo tratti con  misericordia, come vorrebbe essere trattato lui medesimo, se si trovasse in un caso simile ….

… E questi non abbiano potere di imporre altra penitenza all’infuori di questa: “Va’ e non peccare più!”. Questo scritto tienilo con te, affinché sia meglio osservato, fino al Capitolo di Pentecoste, quando  sarai presente là con i tuoi frati. E queste e tutte le altre cose che non sono nella Regola, sarà vostra cura di completarle, con l’aiuto del Signore Iddio".                     
(San Francesco, Lettera a un Ministro – Fonti Francescane n° 234-239).  

Il testo, scritto nella maturità di pensiero e di amore di un uomo penitente, immerso in Dio e ben aderente alla realtà, si apre con il saluto cristiano "il Signore ti benedica!". E’ come il sorgere del sole, dopo una notte di tempesta! Il Signore! Non qualcuno anonimo o lontano. E’ "il Signore" che sta all’inizio di tutto, ben conosciuto da vicino, che Francesco riconosce all’origine di tutta l’esistenza e di ogni sua riflessione  e di ogni sua parola, sempre presente in tutti i singoli passaggi della sua esperienza di uomo e di cristiano. E’ l’ "Altissimo, onnipotente e buono" delle preghiere, delle lodi, del Testamento, della Chiesa e del Paradiso! E’ Dio Padre! Il Padre di Gesù e Padre nostro. Questa benedizione è un abbraccio fraterno e non significa altro che questo: "il Padre nostro sia sempre con te!". Sempre. Perché solo questa intimità "in Dio" dà senso e comprensione alla parole e alle vicende umane, e reca con sé, come frutti preziosi, la misericordia e la pace.
Francesco inizia la Lettera situando il Signore come primo protagonista, come se fosse Lui e non Francesco colui che scrive. Questa collocazione mistica è decisiva. Solo in questa luce, la luce della rivelazione che Dio fa di se stesso, potranno essere compresi tutti i singoli passaggi della Lettera umano-divina che seguirà.
La benedizione iniziale di Francesco è, allora, un invito delicato, rivolto al Ministro e a quanti in seguito leggeranno, a collocarsi in Dio, nella sua sapienza, nella sua esemplarità. E’ l’esordio trinitario di ogni liturgia: "Nel nome del Padre!". "Il Signore ti benedica e ti custodisca. Mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te. Volga a te il suo sguardo  e ti doni la sua pace!", dirà sovente san Francesco a quanti desiderano incontrare "il suo vero  volto" e percorrere l’inaudito itinerario della  cristiana misericordia.

Breve storia e significato del Perdono di Assisi

Porziuncola-di-Santa-Maria-degli-Angeli ASSISILe fonti narrano che una notte dell’anno 1216, san Francesco è immerso nella preghiera presso la Porziuncola, quando improvvisamente dilaga nella chiesina una vivissima luce ed egli vede sopra l’altare il Cristo e la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli.

Essi gli chiedono allora che cosa desideri per la salvezza delle anime. La risposta di Francesco è immediata: "Ti prego che tutti coloro che, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, ottengano ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe".

"Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande - gli dice il Signore -, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza".

perdono2Francesco si presenta subito al pontefice Onorio III che lo ascolta con attenzione e dà la sua approvazione. Alla domanda: "Francesco, per quanti anni vuoi questa indulgenza?", il santo risponde: "Padre Santo, non domando anni, ma anime". E felice, il 2 agosto 1216, insieme ai Vescovi dell’Umbria, annuncia al popolo convenuto alla Porziuncola: "Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!".

Condizioni per ricevere l'indulgenza plenaria del Perdono di Assisi
(per sé o per i defunti)

• Confessione sacramentale per essere in grazia di Dio (negli otto giorni precedenti o seguenti);
• Partecipazione alla Messa e Comunione eucaristica;
• Visita alla chiesa della Porziuncola in Assisi, o ad una chiesa parrocchiale, o ad una chiesa francescana dove si rinnova la professione di fede, mediante la recita del CREDO, per riaffermare la propria identità cristiana;
• La recita del PADRE NOSTRO, per riaffermare la propria dignità di figli di Dio, ricevuta nel Battesimo;
• Una preghiera secondo le intenzioni del Papa, per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice.
• Una preghiera per il Papa. 

Quando e dove è possibile lucrare l’Indulgenza della Porziuncola?
• Alla Porziuncola i pellegrini possono ottenere l’Indulgenza tutti i giorni dell’anno, una volta al giorno, per se o per un defunto;
• Dalle ore 12:00 del 1 agosto alle 24:00 del 2 agosto di ogni anno la stessa facoltà è estesa a tutte le chiese parrocchiali e a tutte le chiese francescane.