| Lettere dagli amici e sostenitori - Le Sorelle Benedettine |
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Monastero
"San Giuseppe" Caritas Christi urget nos! Rev. mo Padre Teobaldo, la ringraziamo per la sua lettera che ci ha fatto intuire la gravità di problematiche umane, delle quali, forse, non conoscevamo pienamente la gravità. E' sempre un mettere un "dito nella piaga" del nostro cuore sensibile, ma povero perché peccatore. Questi nostri fratelli sacerdoti che sono costretti a patire tanta umiliazione hanno senz'altro bisogno di non sapersi soli e la vostra presenza all'Eremo è una presenza di conforto e di aiuto concreto. In comunità, leggendo il suo scritto, ci siamo chieste: che aiuto concreto potremmo dare noi? Cosa Padre Teobaldo desidererebbe? La preghiera, senz'altro . . . qualche offerta, quando ne abbiamo la possibilità, cerchiamo di mandarla . . . se lei sa che potremmo fare qualche cosa di più, qualcosa che sarebbe utile a lei e ai sacerdoti che aiuta, se fosse nelle nostre possibilità lo faremmo più che volentieri. Aspettiamo dei suggerimenti! Sarebbe bello che riprendeste la pubblicazione del giornaletto informativo. Era molto arricchente conoscere il vissuto dei sacerdoti, le loro esperienze. Era interessante il suo "editoriale", all'inizio di ogni numero in cui ci comunicava riflessioni e approfondimenti del vissuto accanto ai sacerdoti . . . potrebbe essere un'idea?! Forse è troppo onerosa. Intanto ci senta vicino . . . buona continuazione del cammino quaresimale! Comunque la ringraziamo per la fiducia che ripone in noi. Il Signore conceda a quest'opera la fecondità spirituale che merita. Con affetto, Priora e Sorelle Monastero S. Benedetto Carissimo Padre Teobaldo, come sempre abbiamo letto con vivo e commosso interesse la lettera, così carica di drammi ma anche di tanta speranza, che ci ha inviata. Ascoltare le Sue parole è stato oggetto di profonda meditazione da parte di ciascuna di noi, e anche di un confronto comunitario, che ci ha coinvolte nell'esigenza prioritaria di offrire le nostre preghiere e i nostri sacrifici per tanti fratelli sacerdoti che vivono momenti di lacerante dubbio e di sofferenza apparentemente senza vie d'uscita. Come monache benedettine consacrate all'adorazione e alla riparazione perpetua del SS. Sacramento, ci sentiamo tanto vicine ai sacerdoti: ci unisce l'Eucaristia. I ministri dell'Altare la consacrano e ce la offrono a nome di Gesù, noi la adoriamo e la custodiamo con amore sponsale. Davvero in Gesù Ostia troviamo la forza non soltanto di presentare noi stesse così come siamo, deboli e fragili anche noi, ma anche i nostri fratelli e le nostre sorelle, in un abbraccio di condivisione che vuole stringere il mondo intero. E nel nostro cuore, i sacerdoti sono i prediletti! Ringraziamo il Signore per la missione d'amore che Lei, carissimo Padre, svolge per tanti sacerdoti in difficoltà. Ci rallegriamo molto per l'opera meritoria che, approvata e incoraggiata dal vescovo Mons. Salvatore Boccaccio, vuole offrire maggiori aiuti morali e supporto spirituale a questi nostri padri, amici e fratelli. San Pietro Celestino, a noi caro perché nel solco della tradizione monastica, figura storica criticata (è il Papa del "gran rifiuto") ma viva e pregnante nella Chiesa, è l'intercessore più adatto all'opera intitolata al suo nome: Dio ha costruita la santità di questo suo figlio a prezzo di prove drammatiche e laceranti, ma la sua grazia ha trionfato sugli uomini e sulla storia e ci ha consegnato un santo, un umile monaco che, pur nell'apparente sconfitta umana, ha saputo scorgere le tracce dell'intervento divino. Le assicuriamo il nostro costante ricordo davanti al Tabernacolo per Lei, e per i Suoi collaboratori, per l'incremento dell'opera di assistenza ai sacerdoti e per tutti coloro che si avvicinano a Lei per chiedere aiuto e il coraggio per non tornare indietro, per perseverare pur a prezzo di grandi rinunce e sofferenze. Se da un lato le Sue lettere ci sono motivo di profonda tristezza, tanti i casi di defezione e spesso per motivi che potrebbero sembrare "scandalosi", dall'altro lato ci infondono grande speranza e serenità. Nessuno di noi giudica, ma nella preghiera facciamo nostro lo sguardo misericordioso di Dio e sappiamo guardare con occhi di grande comprensione materna questi padri che, per la loro sofferenza, ci sono divenuti figli. Tutti siamo fragili e peccatori, ma a tutti è data la possibilità di rialzarci: chi si alza per primo ha il dovere amorevole di aiutare quelli che non hanno ancora trovato il giusto punto di appoggio. E' Dio che opera, ma si serve di altri strumenti umani, e quindi poveri, per portare a tutti, specie a chi più brancola nel buio, la luce della speranza che apre alla gioia di vivere. Nell'augurarLe un Santa Pasqua irradiata dalla luce eucaristica di Gesù Risorto, chiediamo l'intercessione della Vergine Maria, Madre della Chiesa, per Lei e per tutte le intenzioni che porta nel suo cuore di padre e pastore. Benedettine Madre Badessa Monastero S. Benedetto e S. Scolastica Caro Padre Teobaldo, in possesso della Sua dell'inizio di Quaresima, e dell'allegato Atto di Istituzione comprovante la autenticità della Sua Opera a vantaggio del Clero in difficoltà, La ringraziamo di cuore per averci, ancora una volta, messe al corrente dello svolgersi delle sue iniziative e, con vero cuore di sorelle, Le assicuriamo il nostro povero sostegno di preghiera. Le nostre condizioni economiche non ci permettono di darLe un concreto aiuto materiale, ma la serietà dell'opera, e la comprensione che i suoi desideri e sforzi suscitano nel nostro cuore ci impegnano ad un ricordo costante, sentito davanti al Tabernacolo, com'unitariamente e personalmente, sicure che la preghiera è il mezzo di aiuto più valido e proficuo. Sì, i problemi da Lei rivelati sono davvero scottanti e bisognosi di soluzioni valide e, appoggiate alle parole di Cristo Gesù, siamo certe che ogni sforzo sarà abbondantemente compensato e benedetto. Continuando il cammino di penitenza e di speranza che il periodo quaresimale ci impone e sollecita, vediamo avvicinarsi il giorno radioso della S. Pasqua e, fraternamente, Auguriamo a Lei, a quanti La coadiuvano, tutta la pienezza della Luce, della Grazia, della Pace di Cristo Risorto, tutta la benevolenza e benedizione divina, la più materna comprensione ed assistenza della Vergine Maria. Ci senta sempre vicine e ci tenga informate sugli sviluppi dell'opera sua; il Signore La benedica e La sostenga, illuminandoLa nel migliore dei modi. In unione di preghiera e di intenti La Madre e la Comunità Monastero S. Benedetto Carissimi fratelli Che vivete ore e giorni drammatici lacerati dal dubbio e dalla tristezza vogliamo farvi giungere il nostro saluto più caro e la promessa di portare le vostre vite, cariche di sofferenza, davanti al Tabernacolo presso il quale stiamo giorno e notte. L'Eucaristia ci unisce: non dimenticate mai il dono prezioso che Cristo vi ha fatto e che, attraverso voi, ha consegnato a tutta la Chiesa e a ciascuna di noi. Vi siamo debitrici perché ci date l'Eucaristia, perché Gesù ha scelto le vostre mani per trasformare il pane e il vino nel suo Corpo e nel suo Sangue. Adesso eventi più grandi di voi sconvolgono la vostra esistenza e opprimono la vostra vocazione: paure, affettività, incapacità, bisogni che forse prima mai avete immaginato di poter provare...ma non vi scoraggiate, Dio è più grande di ogni miseria umana, Lui redime tutto di noi, ci accoglie e ci salva. Quante volte, alzando la mano per assolvere i penitenti, avete ridato speranza e voglia di ricominciare a tanti delusi, tanti morti interiormente, ed è rifiorita la speranza, la luce nei loro occhi. Adesso siete voi che chiedete luce e speranza! Anche noi monache siamo fragili e, ogni giorno, facciamo i conti con una natura biologica e psicologia che reclama altro, ma Dio ci dà la forza di essere fedeli perché, Colui che abbiamo scelto come ideale della nostra vita, riempie tutto il nostro essere: è lui Casa, Sposo, Figli, Realizzazione... Non sentitevi mai giudicati, ma guardati con occhi di grande misericordia, di chi sa che la fedeltà a volte paga a prezzo di sangue. Ci ha preceduti Gesù, morto in croce per noi, e con Lui vogliamo offrire al Padre anche le nostre debolezze, la nostra fragilità umana, ma soprattutto l'impegno a voler essere migliori, a vivere in pieno e con la gioia la nostra consacrazione. Nella nostra adorazione ininterrotta presentiamo il mondo intero e ogni nostro fratello e sorella che soffre. I prediletti siete voi: sentiteci vicine come sorelle, come compagne di viaggio. Alcune di noi, a volte, sperimentano il dramma lacerante del dubbio, vivono crisi o ripensamenti, il carico di un passato che torna come un fantasma ad inquietare i loro sogni. Ma la comunità è bella perché chi è in piedi sostiene chi è caduto o sta per vacillare, è come quando si scala una montagna, siamo tutti in cordata, ci sosteniamo a vicenda! E quando un membro soffre, tutti soffrono con esso, e quando gioisce è gioia per tutti. Chi esce con maturità e ottimismo da una crisi, vuol dire che Dio l'ha permessa proprio in vista di questa crescita, di una maggiore consapevolezza della propria scelta di vita. Non abbiate paura delle vostre cadute, delle vostre tentazioni, del vostro bisogno di affetto, magari di avere una famiglia e se qualche errore è stato fatto, abbiate fede che non c'è abisso così profondo da cui Dio può farci risalire. Colui che è sceso agli inferi ha sconfitto la morte, e ci sono morti spirituali più atroci di quelle fisiche. Scusateci se ci siamo permesse di scrivervi, ma crediamo che sentire la solidarietà degli altri, il conforto di può capire anche situazioni che sembrano tanto lontane dalla nostra vita, la parola di incoraggiamento che non da una cattedra ma dalla comune fragilità sa dirvi "coraggio, ce la puoi fare", è il modo migliore con cui il Signore vuole fare passare la sua luce e la sua consolazione! Sì, ce la potete fare. Ce la puoi fare fratello mio che adesso ti sembra di brancolare nel buio e non trovi una via di uscita all'oppressione che senti in cuore; sì ce la puoi fare fratello che credi fortemente alla tua vocazione eppure pensi alla tua donna; sì ce la puoi fare fratello che vivi il disagio di una diversità che ti rende isolato, un votato all'incomprensione e spesso a pesanti giudizi. Sì, puoi farcela fratello che in buona fede ti sei prestato al gioco di persone senza scrupoli credendo di cercare il bene dei tuoi parrocchiani, dei tuoi amici. Ce la puoi fare tu che piangi, perché vorresti avere un'altra possibilità per ricominciare tutto daccapo, tu che ti senti divorare dall'ansia e dal rimorso, tu che non sai più guardare il cielo, i fiori, il raggio del sole che si posa sul muro della tua stanza con la gioia di cui prima ti sentivi invadere. Non angosciarti più fratello mio che senti il tuo abito sacerdotale diventato una prigione e credi di prendere in giro la gente che ti guarda ancora con gli occhi di ammirazione, non cedere alla tentazione di una coerenza che, in fondo, nasconde il tuo bisogno di un alibi, di una scappatoia. Non piangete più fratelli, ma pregate: sentitevi sostenuti dalla nostra vicinanza spirituale e materna, sì perché voi che ci siete padri, nella vostra sofferenza, ci siete diventati figli. Con la nostra preghiera vorremmo chiudere alla sera i vostri occhi, perché possiate fare sonni tranquilli e, all'alba, ritrovare la forza e il coraggio di essere uomini proprio perché siete preti. Bevete il calice che Cristo vi offre, sentitevi gravidi di un tesoro: la vostra sofferenza può salvare il mondo e lo salverà. Vi affidiamo alla Vergine Maria, lei può tutto! Benedettine Madre Badessa |
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