Il mio turno è terminato. Finalmente riporto l'autobus pubblico al deposito, come ogni notte. Piove sui tetti, piove sulla strada. Sono contento. È mezzanotte, tra poco dormirò.
Sul marciapiede vedo fermo un vecchietto, con uno strano vestito nero, uno strano cappello rotondo. Guardo meglio: è un vecchio prete. Sotto la pioggia, cosa aspetterà?
Mi accosto con l'autobus vuoto. Non dovrei, ma gli dico: "Salga, reverendo!" Lui non si muove. Un autobus tutto per lui, a quell'ora! Crede che sia uno scherzo. Insisto e lui sale adagio i due scalini, di fianco come fanno i vecchi. Si siede subito dietro di me.
Sono al deposito. Gli dico che purtroppo siamo arrivati e che se avessi potuto lo avrei portato fin sotto casa. Ma lui, guardandomi fisso negli occhi e stringendo le mie mani tra le sue mi ha detto una cosa veramente strana: "Grazie, buon samaritano. Sarai con me in Paradiso!".
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Ho incontrato un sacerdote di settantadue anni, laicizzato da quarantacinque. La vita gli ha dato "tutto": una moglie adorabile, quattro figli oggi grandi, che adorano il papa, la gioia dei nipoti, il pieno successo nella professione, la ricchezza, la stima degli amici, una salute ancora solida. Una vita invidiabile. Ma cosa viene a chiedere?
"Aiutatemi a ottenere di poter celebrare l'Eucarestia! Datemi la possibilità di perdonare i peccati! Mandatemi in un eremo, anche povero e lontano, oppure in un santuario di Maria; dove io possa pregare, consacrare il corpo e il sangue di Gesù, perdonare le colpe degli uomini".
Era Cristo sacerdote che mi supplicava in lui?
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