Una esperienza
23 - Era tentazione o chiamata? PDF Stampa E-mail

Il cammino del sacerdote che ha smarrito la propria identità è scandito dalla sofferenza. Dio mette
alla prova quell’uomo per staccarlo da se stesso e maturarlo per un amore più autentico e universale.

Che senso ha la tentazione nella vita di un sacerdote?
Nella vita di ogni uomo il protagonista è sempre Dio. E un dato sicuro. Per questo, credo che la tentazione e la stessa colpa nella vita di un sacerdote custodiscano un “senso” divino, misterioso. Forse per il sacerdote l’esperienza più drammatica di Dio è proprio nella tentazione. La crisi spirituale e di esistenza è un modo concretissimo nel quale Dio vuole ad ogni costo farsi incontrare e farsi scegliere. Quando attraverso la tentazione o la colpa, l’incertezza o l’infedeltà un sacerdote viene strappato alla propria sicurezza, e si trova da solo in balia della vita, allora egli può scoprire nel più profondo di sé e della propria storia le proposte e i messaggi di verità, di autenticità che vengono da Dio.
E una lotta ardua perché molte volte è l’uomo che cerca di mettere alla prova Dio. La pretesa di garanzie, di conferme gratuite, di dimostrazioni della presenza divina, quasi mai ottiene risposta. Dio è fedele, ma solo con chi, prima o poi, si abbandona nella fede totale, senza calcoli. Per un sacerdote in difficoltà quella lotta con Dio è spesse volte drammatica e non lascia immune nemmeno il corpo che talvolta viene devastato dall’angoscia.

Ma perché Dio così amoroso fa soffrire tanto i suoi servi che ha scelto e consacrato?
Perché è geloso. Geloso dell’immagine di suo Figlio che egli vuole perpetuata nel tempo. Credo che attraverso mille circostanze egli permetta (o crei?) per ognuno di noi quelle situazioni di solitudine, di aridità, di fallimento che possono anche condurre al peccato ma che, almeno per noi sacerdoti, sono necessarie per essere liberati dai nostri idoli di creta. Solo così infatti viene in luce quanto di autentico o di falso c’è nella nostra persona, nella nostra consacrazione. Dio ci rivela così il nostro volto e attraverso il peccato ci fa toccare con mano che lui solo salva, veramente. Quando le illusioni cadono, quando la coscienza della propria nullità diviene consistente come roccia allora la voce e il cuore di Dio si fanno più vicini, la sua presenza più chiara, il bisogno di lui, più perentorio. Del resto egli stesso lo ha detto: “ti condurrò nel deserto. Là parlerò al tuo profondo” (Os. 2, 16).

Cosa hai imparato dall’esperienza della tentazione?
Ho imparato che Dio tratta i sacerdoti esattamente come devono essere trattate le persone. Non offre nessuna attenuante o possibilità di compromesso, anzi chiede specialmente a loro il sacrificio della “persona” perché questa è per lui il tesoro più caro. Ognuno di noi ama se stesso più di ogni altro valore. Per questo, per staccarci da noi stessi e farci divenire dono vivente, per lui e per gli uomini, egli ci prova.
Nella mia vita la grande tentazione è stata una grazia perché mi ha rivelato la fedeltà di Dio. Mentre mi scuoteva e mi abbatteva, egli mi donava una conoscenza più intima e nuova di lui, del suo amore, della sua gelosia. Le ferite che porto vive nella mia storia testimoniano alla mia coscienza il passaggio di Dio nella mia vita e mi ricordano che lui vuole essere il mio unico Signore.

 
22 - Mi sento felice e orgoglioso della mia vocazione sacerdotale PDF Stampa E-mail
Una lettera di PADRE MARTIN LASARTE al New York Times

LUANDA, maggio 2010 (ZENIT.org). 
"Sono un semplice sacerdote cattolico. Mi sento felice e orgoglioso della mia vocazione. Vivo da vent'anni in Angola come missionario".
 
Inizia così una lettera che il missionario salesiano uruguayano Martín Lasarte ha inviato al New York Times senza ottenere risposta.
Nel testo, spiega l'opera silenziosa a favore dei più sfortunati svolta dalla maggior parte dei sacerdoti della Chiesa cattolica, che però "non fa notizia".
Nella lettera, che ha girato a ZENIT, padre Lasarte esprime i suoi sentimenti di fronte all'ondata mediatica sollevata dagli abusi di alcuni sacerdoti, mentre sorprende lo scarso interesse che suscita nei media il lavoro quotidiano di migliaia e migliaia di presbiteri.

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21 - Mi sono scoperto inesperto in umanità PDF Stampa E-mail

• perchè i grandi movimenti del nostro tempo non vedono i sacerdoti in prima linea?
• perchè i sacerdoti sembrano estranei ai fermenti più veri della storia ?

Potrò sembrare una pecora nera ma alla radice della mia crisi sacerdotale non ritrovo le motivazioni descritte nelle testimonianze dal vivo che avete pubblicato.

La mia formazione umana e spirituale ha ricevuto gli apporti sufficienti perché divenissi "persona" e ministro di Dio. Il celibato per me non è mai stato un grande problema: sono contento di pagare il prezzo di una certa solitudine per vivere un amore universale. E poi, nella preghiera il mio cuore si è sempre sentito in ottima compagnia!
Il mio dramma invece è che mi sono scoperto incompetente nei problemi dell’uomo, inesperto in umanità. Formato ad essere esperto in cose invisibili mi sono ritrovato esperto in astrazioni. Sinceramente amante dei fondamenti evangelici della vita, desideroso di annunciarli ai fratelli ai quali Dio mi mandava, quanta difficoltà ho sperimentato nell’abbandonare la sicurezza degli assiomi astratti e nel cercare un linguaggio vero e le piste concrete per comunicare realmente.

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