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Per consacrarsi con gioia a Dio e agli uomini
è necessario un alto grado di maturità umana
La consacrazione al Signore nella Chiesa esige che il “chiamato” abbia acquisito la capacità di donarsi, cioè di amare autenticamente, con vitalità e gioia. Ciò significa che non può essere vero consacrato chi non abbia conquistato una maturità affettiva e globale della persona. Tale maturità infatti è indispensabile per il genere di vita dei sacerdoti e dei religiosi, oltre che essere richiesta dalla natura stessa della consacrazione.
È difficile seguire Cristo se frustrazioni o carenze affettive dell’età evolutiva hanno impedito la libertà interiore, la pienezza della vita del profondo.
È difficile accettare serenamente in una vita di castità, di obbedienza e di povertà il conflitto derivante dalle rinunce a beni reali (l’amore coniugale, il diritto di disporre di se stesso e dei beni temporali) da parte di chi non ha acquisito la capacità di apprezzare quei beni e di gestire se stesso in autonomia dinanzi ad essi.
Senza maturità affettiva è molto difficile rinnovare di continuo le scelte di vita che comportano solitudine e un certo vuoto interiore. Il sacerdote o il religioso saranno fatalmente portati a rifugiarsi in compensazioni oppure cadranno in nevrosi più o meno evidenti.
Senza maturità affettiva sono praticamente impossibili, con persone di sesso diverso, amicizie che non siano in qualche modo distorte sul piano psichico o morale.
Senza maturità affettiva sarà difficile mettersi nel giusto rapporto con il mondo e con le realtà terrene, sarà difficile vivere relazioni interpersonali profonde, sarà difficile amministrare correttamente i beni temporali e gestire il “potere” dell’autorità.
Saranno quasi sempre impossibili in soggetti affettivamente e psichicamente immaturi l’accettazione semplice e spontanea degli altri come sono, il superamento delle difficoltà della vita comune, l’allegria della distensione, l’accettazione delle esperienze dolorose del peccato intese come spinte al rinnovamento anziché come scuse di depressione. Sarà quasi sempre impossibile, senza una personalità matura, sopportare le ansie, le provvisorietà, le eventuali oscurità interiori. Ben difficilmente sarà possibile l’unità costante e gioiosa con Dio nell’impegno delle quotidiane attività apostoliche, ben difficilmente si riuscirà a trovare il giusto equilibrio tra azione e contemplazione.
Occorre serenamente riconoscere che per consacrarsi a Dio e agli uomini nella Chiesa è necessario un alto grado di maturità umana. Per la perseveranza e la stessa santificazione dei consacrati la grazia presuppone personalità “umane” normali, sane, solide, armoniose. I benefici effetti della fede e della pratica religiosa di norma non sono sufficienti a modificare strutture psichiche distorte e tanto meno situazioni personali patologiche.
Il candidato alla vita consacrata deve avvicinarsi giorno per giorno alla pienezza della maturità affettiva in un itinerario formativo il cui arco dura tutta la vita. Forse solo pochi riusciranno ad integrare armonicamente i propri costitutivi biologici, psicologici e spirituali per assumerli e viverli con intensità propriamente “umana” in un autentico e gioioso dono di sé e in una continua ricerca di nuovi valori. Ma obiettivo obbligatorio minimo per tutti sarà vivere nella consapevolezza della propria incompiutezza e nell’impegno di una crescita costante verso una piena “umanità”.
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