madonna-povertSanto Francesco disse: "Frate Masseo, noi non siamo degni di così grande tesoro".
E ripetendo queste parole più volte, rispose frate Masseo: "Padre, come si può chiamare tesoro dove è tanta povertà e mancamento di quelle cose che bisognano? Qui non v’è tovaglia, né coltello, né tagliere, né scodella, né casa, né mensa, né fante, né fancella".
Disse santo Francesco: "E questo è quello che io reputo grande tesoro, dove non è cosa veruna apparecchiata per industria umana; ma ciò che ci è, è apparecchiato dalla provvidenza divina; siccome si vede manifestamente in questo pane accattato e nel tesoro della nostra povertà la quale è così nobile che ha per servitore Iddio medesimo"
(Fioretti).

Anche per noi la santa povertà costituisce un tesoro prezioso, fin dagli inizi del nostro Servizio; anche per noi povertà è attesa dell’aiuto di Dio, attesa fatta di fede semplice e di speranza operosa.
Povertà è, per noi, condivisione gratuita del tempo e dell’amore, della casa e del pane, della preghiera e del soffrire. Povertà è attenzione fattiva per la salute fisica e spirituale del fratello; è offrire guarigione per il suo passato, sostegno per il futuro.

L’anima della nostra povertà è la gratuità. Gratuitamente abbiamo ricevuto, gratuitamente doniamo tutto quanto possiamo. È bello, troppo bello camminare così, appoggiati su Dio, serviti da Dio, dove per noi l’amore della Chiesa è "fante e fancella".
Amiamo la gratuità perché elimina ogni sospetto tra noi e il fratello, annulla ogni ombra di ricatto. Perché anticipa il modo di vivere degli uomini pienamente fratelli, perché rende fecondo ogni minimo gesto. Perché promuove il coinvolgimento di molti e dilata così gli spazi dell’amore. Ma soprattutto perché ci aiuta incredibilmente a vivere la forma di vita di Dio.

Amiamo la nostra povertà perché ci costringe a rispettare i tempi di Dio. I ritmi della sua Provvidenza guidano soavemente il nostro operare, il nostro progettare, liberano dalle illusioni e dalle presunzioni del "facciamo tutto noi"; conducono all’equilibrio nelle iniziative, nelle scelte, nelle decisioni.

giotto francesco d assisiAmiamo la povertà perché ci rende molto più vicini ai sacerdoti.
Quando un uomo soffre profonda crisi di identità umana o vocazionale, quando si sente minacciato dalla debolezza o dalla solitudine dell’intimo, quando per la sua situazione non ha dove posare il capo e il cuore e non sa a chi appoggiarsi per continuare il cammino della vita, quell’uomo è terribilmente povero. Come potremmo noi aiutarlo veramente se non ci collocassimo nella condivisione più totale? Come potrebbe essere credibile il nostro amore se fosse a pagamento? Se Gesù ti chiedesse di ospitarlo gli presenteresti il conto? La gratuità ti rende vicino a Dio, ti immerge sempre più nello spirito di Dio.
Le necessità dei sacerdoti che noi accogliamo nel cuore e nelle opere  e con i quali percorriamo un tratto di strada della vita sono le necessità di ogni uomo sofferente che si trova a vivere da solo, abitualmente senza mezzi di sostentamento.
Può sembrare strano, ma è la verità. Nei sacerdoti, incontriamo  le svariate necessità dei  veri poveri, quasi sempre.

Chi ci ha accompagnato fino ad oggi nonostante i nostri limiti e le nostre infedeltà, oltre al centuplo che già ci ha donato "in fratelli, sorelle, figli"  ci rasserena anche con la fiducia nel suo amore.
Vogliamo vivere di carità perché vogliamo vivere di povertà. E viceversa. E questo per un motivo semplice: perché vogliamo vivere di Dio, di presenza di Dio, di tenerezza di Dio.